Un blog sul libro verde del Ministero delle Politiche Sociali

scritto da redazione blog

Ottobre 4, 2008 – 9:51 pm

A fine luglio il Ministro Sacconi ha presentato il libro verde su “la Vita buona nella società attiva” (www.lavoro.gov.it/Lavoro/PrimoPiano/20080725_Libroverde.htm).

Si tratta di un documento interlocutorio, pensato per la consultazione pubblica , nel quale vengono colti alcuni degli aspetti più rilevanti delle criticità del modello di Welfare esistente e dove vengono anche posti una serie di interrogativi, le cui risposte dovrebbero porre una base per elaborare un nuovo modello di Welfare della “vita buona”. Quali sono allora gli elementi che compongono questa base e che costituiscono la premessa per garantire una “vita buona”?

Il libro verde sottolinea la relazione tra “vita buona” e lavoro e quindi le politiche di Workfare, che vedono il lavoro come condizione per garantire questo benessere (Welfare to Work), con particolare attenzione alle fasce giovanili, ma anche a quelle mature o pre-anziane. Da qui parte anche la riflessione sul ruolo dei servizi, chiamati non soltanto a riparare (patologie e situazioni estreme come la povertà assoluta), ma anche e specialmente a prevenire il disagio e a promuovere “vita buona” attraverso servizi all’infanzia, assistenza agli anziani ecc.

Quali sono le maggiori criticità da affrontare? E a che punto è il processo di integrazione dei servizi socio e sanitari?

Il libro verde si chiude con le questioni riguardanti la governance e quindi la sussidiarietà. Uno scenario che dopo la riforma del Titolo V della Costituzione assume sempre maggiore rilevanza e che ridisegna il rapporto tra pubblico e privato. Quali sono le condizioni da porre e quali i rischi da evitare perchè tale rapporto non sia una semplice slogan?

Si apre per questo un blog, per raccogliere i contributi dei lettori, e le semplici opinioni in merito all’iniziativa, sia sui contenuti che sul metodo. Il dibattito durerà fino al prossimo 20 ottobre ed è nostra intenzione far pervenire al Ministro le conclusioni della nostra iniziativa.

Renzo Scortegagna

Sorvegliare e punire? Il servizio sociale e il dibattito sulla giustizia

scritto da blogistisss

Settembre 3, 2008 – 8:59 pm
  

 

Grazie all’opportunità offerta da questo blog, ci piacerebbe aprire un dibattito su questo tema, raccogliere e confrontare le opinioni degli operatori e non certo esclusivamente di chi opera nel settore giustizia.

“Onorevoli senatori, il presente disegno di legge mira recuperare certezza ed effettività della pena”. Con queste parole si introduce la discussione in senato del disegno di legge n. 623 Berselli/Balboni che vorrebbe modificare la legge Gozzini e l’ordinamento penitenziario in senso restrittivo. Di certezza della pena se ne fa un gran parlare, ma cosa intendiamo con “certezza della pena”. Qual è la rappresentazione che sta dietro a questo concetto? Il nostro diritto penale si fonda su un presupposto perlopiù implicito che è quello secondo cui al male fatto si deve rispondere con altro male, secondo una logica retributiva.
Secondo questa logica la pena deve essere un patimento e la detenzione indubbiamente lo è. Ma davvero più detenzione è uguale a più garanzia?
Le statistiche ci dicono che la recidiva è più elevata tra coloro che escono dal carcere rispetto a coloro che hanno beneficiato di misure alternative.
E allora perchè si dà ancora per scontato (per fortuna non in tutti gli ambienti) che la detenzione sia se non l’unica ad ogni buon conto la più efficace tra le modalità di risposta di un sistema sanzionatorio?
La diversificazione di modalità di risposta sanzionatoria è la garanzia, in una società democratica, della centralità della persona nel proprio percorso riabilitativo. E negli anni di lavoro sul campo gli operatori si sono resi conto di come sia la persona la vera protagonista del processo di cambiamento, protagonista attivo e non destinatario passivo di una pena granitica ed immodificabile.

Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Livorno

 

 

 

 

 

 

Anche io sono Rom

scritto da redazione blog

Giugno 19, 2008 – 9:09 am

Solo poche righe per introdurre uno spazio di discussione, un blog, aperto al mondo dei servizi, tra i professionisti dell’aiuto. Tutti coloro, insomma, che con il disagio hanno a che fare e che, forse, hanno provato disagio e preoccupazione, per il clima di intolleranza - se non di razzismo - che si è venuto a creare in questi ultimi tempi intorno al “caso zingari”.
Il clima di conflittualità e di violenza che si sta vivendo nelle nostre città è preoccupante. Si accavallano le interpretazioni superficiali e “ingenue”: molti si attribuiscono titoli di “esperti” del sociale, e, con certezza, stabiliscono improbabili relazioni di causa-effetto tra i comportamenti - criminali o presunti tali - che la comunità Rom esprime e gli episodi gravissimi di violenza che si sono scatenati contro di loro.
Negli anni di studio e di lavoro nel sociale, ci siamo spaccati la testa per definire la giusta sintesi tra “l’aiuto e il controllo”. Ora siamo sinceramente spiazzati: l’aiuto è scomparso e il posto degli assistenti sociali è stato preso dalle forze dell’ordine in divisa, vigili urbani inclusi.
Il pregiudizio è una malattia grave del tessuto sociale, ha cause e motivazione sue proprie e va curata con urgenza e con rimedi adeguati. Addossare le colpe sui gruppi vittime del pregiudizio è, oltre che sbagliato, pericoloso: come chi chiude le finestre per ripararsi dai colpi di freddo quando si ha a che fare con un tumore: non si individuano gli opportuni rimedi e in più manca l’aria.
La coesione sociale è un valore al quale tutti, con responsabilità diverse, ma tutti siamo chiamati a contribuire a realizzare. L’idea di aprire un blog per ospitare riflessioni, commenti e –perché no- proposte è il primo passo per una presa di coscienza condivisa di una responsabilità che sentiamo sulle nostre persone, come cittadini e come professionisti dell’aiuto.
L’ISTISS ha alle spalle decenni di studio con un patrimonio culturale di attenzione al disagio e, crediamo, sia il momento opportuno per rendere questa “cultura” dei servizi una ricchezza disponibile e utile per il nostro paese.

Rita Cutini