Sorvegliare e punire? Il servizio sociale e il dibattito sulla giustizia

scritto da blogistisss

Settembre 3, 2008 – 8:59 pm
  

 

Grazie all’opportunità offerta da questo blog, ci piacerebbe aprire un dibattito su questo tema, raccogliere e confrontare le opinioni degli operatori e non certo esclusivamente di chi opera nel settore giustizia.

“Onorevoli senatori, il presente disegno di legge mira recuperare certezza ed effettività della pena”. Con queste parole si introduce la discussione in senato del disegno di legge n. 623 Berselli/Balboni che vorrebbe modificare la legge Gozzini e l’ordinamento penitenziario in senso restrittivo. Di certezza della pena se ne fa un gran parlare, ma cosa intendiamo con “certezza della pena”. Qual è la rappresentazione che sta dietro a questo concetto? Il nostro diritto penale si fonda su un presupposto perlopiù implicito che è quello secondo cui al male fatto si deve rispondere con altro male, secondo una logica retributiva.
Secondo questa logica la pena deve essere un patimento e la detenzione indubbiamente lo è. Ma davvero più detenzione è uguale a più garanzia?
Le statistiche ci dicono che la recidiva è più elevata tra coloro che escono dal carcere rispetto a coloro che hanno beneficiato di misure alternative.
E allora perchè si dà ancora per scontato (per fortuna non in tutti gli ambienti) che la detenzione sia se non l’unica ad ogni buon conto la più efficace tra le modalità di risposta di un sistema sanzionatorio?
La diversificazione di modalità di risposta sanzionatoria è la garanzia, in una società democratica, della centralità della persona nel proprio percorso riabilitativo. E negli anni di lavoro sul campo gli operatori si sono resi conto di come sia la persona la vera protagonista del processo di cambiamento, protagonista attivo e non destinatario passivo di una pena granitica ed immodificabile.

Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Livorno

 

 

 

 

 

 

  1. 4 Commenti a “Sorvegliare e punire? Il servizio sociale e il dibattito sulla giustizia”

  2. sono un’asistente sociale che lavora con i minori. Talvolta capita di collaborare con i colleghi del Ministero di Giustizia perchè alcuni sono sottoposti a misure penali.
    certo, il mio angolo di visuale è particolare, ma vorrei sottolineare come per tutti i ragazzi da noi seguiti essere sottoposti a una misura alternativa alla detenzione è stata una grande opportunità di cambiamento positivo. Noi conosciamo le famiglie di questi ragazzi e talvolta abbiamo assistito ad abusi più o meno espliciti, protratti nel tempo o difficoltà educative devastanti. E’ difficile considerare un minore che compie un reato come una vittima, soprattutto se compie atti violenti. Ma talvolta lo è.
    Sicuramente ha bisogno, in quel momento, di essere contenuto e costretto a fermarsi e a inquadrarsi nuovamente all’interno delle regole sociali.
    Noi che conosciamo le persone per la professione che svolgiamo, dobbiamo ricordare questi aspetti delle misure penali, che sono funzionali ad una convicenza civile e al bnessere di tutti e non strumentali alla parola d’ordine “Sicurezza” da spendere per il consenso politico.
    Temo il rischio della diminuzione dell’età dei minori perchè siano perseguibili e la revisione degli stati partcolari a essi riservati.
    Giovanna Sisti

    giovanna sisti on Set 6, 2008

  3. la certezza della pena non equivale di per sè alla modalità con cui la si sconta. Mi sembra che sia importante distinguere i due livelli. Mentre l’una in qualche modo misura la gravità del reato commesso, l’altra si colloca in un progetto di “recupero”, con obiettivi di medio lungo periodo. Credo che la difficolotà consista nel far entrare la dimensione del recupero nel modello culturale. E questo non riguarda soltanto chi incorre in una sentenza del giudice e in una relativa condanna, ma succede anche a scuola e in molte situazioni nella vita quotidiana.  E in questo non sono soltanto i servizi in causa, ma ogni persona che si confronta con altre persona sul tema dei diritti (da esercitare e da riconoscere). E’ un percorso lungo, che non può essere eluso. 

    resco on Set 21, 2008

  4. Penso che il principio della carcerizzazione stia permeando orizzontalmente gli ultimi provvedimenti di questa legislatura. Quelli sul fenomeno della prostituzione, quelli sui rom e quelli sull’immigrazione , secondo me, sottendono questa logica punitiva. Ma anche l’opinione pubblica prevalente, bombardata dai massmedia che dei crimini fanno il loro cavallo di battaglia per mantenere alto l’ascolto, e’ orientata a pensare in questo senso.. basta ascoltare i commenti del vicino di casa.. 
    La regolarizzazione dei fenomeni sociali presenti sul territorio italiano  non viene considerata neanche lontanamente una possibilita’ per contenere i fenomeni devianti, ne’ tantomeno di risolverli. E’ come se prevalesse il principio di semplificazione di questi fatti e quello della distrazione dell’attenzione dell’opinone pubblica… questa proposta di modifica di legge ne e’ una dimostrazione, e mette da parte tutte quelle disquisizioni storiche di filosofia del diritto circa la funzione della pena, che sostenenevano ‘la modulazione della pena e la differenziazione delle modalità di esecuzione’. Una certezza in realtà dovrebbe essere di tutta evidenza: siamo in piena crisi sociale caratterizzata da carenza di economia e intolleranza.

    Gilda Losito
    Ufficio di Esecuzione Penale Esterna
    del Provveditorato regionale del Lazio 

    gilda losito on Ott 1, 2008

  5. Il principio della carcerizzazione mi pare serpeggiare nella classe politica governante, sia tra l’opinione pubblica. I provvedimenti legislativi sul fenomeno della prostituzione, quelli sull’immigrazione, e quelli sui Rom sono una testimonianza, così come i commenti del vicino di casa in merito agli ultimi episodi di cronaca.
    La regolarizzazione dei fenomeni sociali presenti sul territorio italiano non viene neanche lontanamente considerata una possibilità di contenere i fenomeni devianti, nè tantomeno di risolverli. E’ come se prevalesse il rpincipio di semplificazione della spiegazione degli eventi e quello della distrazione dell’attenzione pubblica. La proposta di modifica legislativa in materia di esecuzione penale ne è un esempio e dimentica le disquisizioni storiche sulla “modulazione della pena” dei filosofi del diritto. Una certezza è evidente: la crisi sociale, la carenza di economia, il degrado di alcune regioni, la povertà degli immigrati e… tanto fumo politico!
    Gilda Losito
    Assististente Sociale presso l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna del PRAP del Lazio

    gilda losito on Ott 4, 2008

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